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L’artista adopera studiate superfici di supporto (rettangoli proporzionati). Il loro fondo, un chiarore calcinato che ricorda il bianco di san Giovanni usato negli affreschi, serve a preludere, come nell’anacrusi in musica, al ‘momento forte’, precisamente segni come lettere alfanumeriche (lettering), segmenti curvilinei o rettifili, macchie irregolari di pigmento, richiami empirici come il cuore alato o il teschio (da tattoo), immagini fotografiche incollate sul supporto.  Le lettere sono a volte accompagnate da frasi. I segmenti, di spessore variabile, sono classificabili secondo la quantità di lavoro richiesto nell’esecuzione. Le macchie fanno pensare al cracking di precedenti nozioni chiuse, geometriche. Questi enunciati sono generalmente discreti; disposti come formanti in ordine topografico e gerarchico: i più importanti generalmente l’artista li colloca in una posizione centrale o lungo gli assi diagonali. Topografia e supporto hanno un accento di classicità. Ciò consente una narrazione fluida, un’eloquenza calda, elegante anche quando mutua segni altrui di forte impatto (mi riferisco al simbolo matematico dell’infinito).

Gabriele Bevilacqua