Ontologica

Mostra personale  – Civica Pinacoteca e Musei – Comune di Macerata

28 Novembre – 13 Dicembre 1998

Dove qualcosa dell’essere si nasconde, è proprio di quel luogo il segreto. E’strano il gesto di alzare le braccia per consegnarsi al nemico, pochissimi hanno le chiavi di lettura, allora meglio lasciarle in tasca a guardare. Le mani possono svenire o cadere a terra, tranne quelle che somigliano alle idee.

Raccogliamo con gli occhi l’essere di Giulio Perfetti, che dondola nella nostra ragione, è tutto così chiaro: la fisica stà nel suo mondo, la metafisica anche. Materia e forma, spazio e tempo sono in letargo, inutile urlare pubblicamente, se non erro, possiamo solo sognare a nostra insaputa.

E’ mai possibile fingere di aver capito il pensiero?

Siamo ai primordi dell’iconologia intellettuale, al prototipo della divisione. Con umiltà possiamo giurare che non è vera l’immagine ma il suo inverso ribaltato sul cervello. Il nostro essere non è la crisi perenne della cenere, il concetto non può volere la tautologia dell’attimo pensato. Le cose, o l’oggettistica, non hanno nessun valore, per l’essere che si raccoglie in quanto tale. Ma allora, siamo spaesati o neologisticamente smondati.

Leonardo, si proprio quello, faceva bene a considerare, cristallizzare la pittura come vertice assoluto intellettivo, la musica può tutt’ al più farle da sottofondo. Con le  parole non si immagina niente durante il vedere, il punto non conclude niente ne apre alle dinestie del discorso deduttivo o induttivo. Abbiamo pochissime lettere per comprenderci, pochissimi colori, pochissime note per nasconderci l’apparenza della materia.

Questa di Giulio Perfetti non è una mostra, è un ontologica che ci specchia sulle fondamenta della nostra stabilità, sono opereche stanno a guardia del sonno paradosso di tutte le capienze della mente: 2, sempre due, solo 2. Non si può accusare uno qualsiasi che percepisce delle opere, io, di assomigliare ad un critico criptico. Cosa dovrei scrivere, datemi la vostra mano: la parallasse, l’otto (8) sbattuto orizzontalmente a terra che dovrei indovinare infinito, strumenti ottici di precisione emanati dagli occhi, o  le mani che coprono il nostro grattacielo cranico, o altro molto più in basso.

Non si può fingere di vivere, negare l’esistenza, la vita non è un passatempo con luogo d’azione.

E’ lampante che ho da decifrare il codice di un sistema binario colorato. Quindi a conti matematici fatti, ammetto che non ho visto una mostra ma un trattato filosofico.

Non posso interpretare la vostra ermeneutica, cari colleghi visitatori. L’esegeta (capisco che a questo punto ci vorrebbe un vocabolario) è al di là della mia portata. Mi accontento di essere un poeta in viaggio odisseico verbale a metà strada tra l’andata e il ritorno ( fatti non fummo per viver come bruti ma per seguire la virtù e la cono- scienza) delle opere di Giulio Perfetti. L’ascio una pagina in bianco, nel caso qualcuno volesse cimentarsi alla maniera di Galileo su questa esperienza maturata alla Pinacoteca di Macerata con parole sue.

Per me ho avuto anche troppo colore da torcere….”

Giovanni Prosperi