LUX - Colori nutrizionali

Nella lingua latina esistono due termini diversi per indicare la luce: lumen che indica la luce del corpo o delle sostanze luminose intrinseca nella materia stessa, e lux, ossia la riflessione di una luce esterna sulle superfici. Il progetto espositivo LUX - Colori Nutrizionali è concepito come un itinerario di luminosità riflessa attraverso gli storici ambienti della Biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata. All’interno delle sale vengono allestite le opere di sette artisti italiani del nostro territorio appartenenti a generazioni diverse, in dialogo ideale, simbolico e concettuale con i soffitti, i fregi e gli affreschi che costituiscono la decorazione degli ambienti, destinati allo studio, alla lettura e alla diffusione del pensiero. L’ispirazione delle opere nasce certamente dalla solenne aulicità del luogo che le ospita, ma soprattutto da una riflessione profonda e personale sulla luce in quanto elemento dominante, nella sua capacità evocativa, più che rappresentativa; luce intesa come diffusione luminosa che diventa nutrimento incontrando lo sguardo finché, trattenuta dalla retina, è metabolizzata in colore.

Il percorso comincia con la “Grande Goccia”, opera di Giulio Perfetti, artista poliedrico che si confronta con un’istallazione di forte impatto visivo. Appena varchiamo la porta d’ingresso ecco infatti apparire questo stupefacente lavoro in vetroresina appeso a un gancio orfano di un lampadario settecentesco in vetro colorato. In un attimo il passato è sostituito dal presente e il tempo diventa protagonista nel suo scorrere silenzioso e incessante; mentre gli occhi osservano estasiati, i secoli come granelli di una clessidra si accumulano uno sopra l’altro e la grande goccia colorata scende su di noi come un destino già compiuto. Ci accorgeremo immediatamente di uno specchio posto sul pavimento che spinge lo spettatore a osservare la goccia dal basso, con lo sfondo del soffitto dipinto che diventa un orizzonte magico, una visione con colori e decori a forma di ventaglio che spingono lo sguardo verso il centro della decorazione. L’opera intanto resta lì, sospesa, a fissarci come un grande occhio, viene da pensare che ci sia sempre stata, forse è il resto di una monade/essenza della creazione, di un Big Bang visivo che ci ricorda le origini dell’universo, o forse siamo di fronte all’inizio di un atto di trasformazione della materia.

David Miliozzi

ciò che è in alto è come ciò che è in basso